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Step by step

Resoconto del secondo di una serie di incontri, dedicato alla riscoperta della Bellezza e del Corpo nella propria storia personale, organizzato dalle Suore Francescane dei Poveri a Vermicino, scritto a quattro mani con un’altra steppista per la pubblicazione sul sito del convento.

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E’ venerdì sera e il fiume di automobili sulla Tuscolana si muove placido verso i castelli, chi torna dal lavoro e chi si avvia alla solita serata in fraschetta. Ma lungo la strada, poco prima di Frascati nella frazione di Vermicino, sconosciuto ai più c’è un piccolo Paese delle Meraviglie. E la tana del Bianconiglio che ne consente l’accesso è situata proprio presso Casetta Nova.

Se non ci credete, potete chiederlo alle altre ragazze che come me durante un piovoso weekend di gennaio si sono avventurate passo dopo passo alla scoperta di questo paese tutto al femminile, tra le mani solo una boccetta con la sua elettrizzante etichetta scritta a caratteri iridescenti “In un corpo da abitare”.

Sicuramente non è un paese molto popolato – solo in 9 a questo giro pronte per l’avventura – ma conserva storie molto profonde da raccontare e pullula di creature meravigliose ed ha un Re che è un Padre buono e amorevole come non ne esistono altri nell’universo.

“Volti. Alcuni nuovi, alcuni noti, alcuni appena incrociati. Eppure tutte nello stesso luogo. Non sarà un caso, penso. Si arriva con la curiosità, l’impazienza e l’attesa… Il tema dell’incontro lo si conosce e un po’ si teme per quello che si dirà, che si farà… “ racconta Sara, che dalla Valle Reatina ci ha portato un po’ delle orme di S.Francesco nei suoi passi. “Mettersi in gioco con il corpo coinvolgendosi completamente, porta con sé un po’ di pudore, di vergogna… Timore dell’altra. Eppure tutto è stato così naturale. Così semplice, così bello: così buono. Il corpo non è una prigione, il corpo è un dono: offre un modo nuovo di glorificare Chi l’ha creato. Ognuna di noi è diversa, ognuna è unica, ognuna è speciale. Ognuna risplende di una bellezza che è solo sua.”

Abbiamo riflettuto sulla parole della donna del Cantico dei Cantici, per specchiarci nelle sue stesse parole ed emozioni, scoprendo la nostra bellezza nonostante qualche neo che portiamo in noi.

Abbiamo imparato a parlare con il corpo, a sentire l’altra con gli occhi chiusi, con il tatto.

Abbiamo imparato a colorare la nostra tela, la nostra vita, e abbiamo scoperto che con i nostri colori possiamo colorare la tela dell’altro, entrare nella sua vita a modo nostro.

Abbiamo imparato che possiamo appoggiarci l’una all’altra, farci forza insieme.

Abbiamo imparato che si può pregare con il corpo, annullando le distanze tra noi e la Sua Parola facendo sì che le nostre emozioni ci aiutino a rivolgerci a Lui come creature che di Lui hanno bisogno.

“Ritrovarsi ad ascoltare ad occhi chiusi la voce della Parola come se fosse rivolta proprio a me, io protagonista di quella stessa Parola che tante altre volte in chiesa abbiamo ascoltato, è un’esperienza esaltante e terrificante insieme” confessa Giulia, l’ultima arrivata – ma amorevolmente attesa anche se in ritardo – tra le novelle Alice di questo Paese delle Meraviglie. “Pian piano la finzione diventa realtà e il buio degli occhi rivela l’angolo più profondo dell’animo a cui Dio sussurra e le mani che si muovono a tentoni incontrano davvero la forza e la dolcezza del Padre che viene per consolare tutte quelle lacrime. Ma è stato un pianto liberatorio, necessario per fare spazio al riflesso di quella bellezza imperfetta ma fiera che troppe volte ho paura di guardare e lasciare che sia vista.”

Ed è così che si è concluso il viaggio: riflesse le une negli occhi delle altre abbiamo attraversato lo specchio di Alice per tornare alla vita di tutti giorni rafforzate dalla certezza che la Bellezza della Donna di cui noi siamo una piccola – polemicamente troppo esigua a volte – rappresentanza abbia bisogno di essere rivelata, prima ancora che agli occhi del mondo che purtroppo non è più capace di scorgerla oltre la mera esteriorità, proprio a noi stesse e per poter essere con fiducia davanti a quell’Amore che ogni giorno ci sussurra… “Bruna sei, ma Bella ed Io ti Amo così.”

Thomas Salliot<

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Parità

“La donna uscì dalla costola dell’uomo.
Non dai piedi per essere calpestata,
nè dalla testa per essere superiore.

Ma dal fianco per essere uguale,
sotto il braccio per essere protetta e
accanto al cuore per essere amata“.
(William Shakespeare)

Ho sentito questa frase citata alla radio, e mi ha molto colpito. Poi cercandola su internet ho scoperto che viene attribuita a William Shakespeare, buona cosa. E che si trova citata in diverse versioni praticamente dappertutto nella blogsfera, cosa un pò meno buona… XD
Cmq per me rende, poeticamente, un paio di idee interessanti che ho voglia di condividere.

Secondo me la parità tra uomo e donna non sta tanto, o almeno non solo, nella pretesa di uguaglianza (di trattamento, di ruolo, di possibilità, di diritti, etc) che (utopisticamente, lo so ^^) dovremmo avere tutti in quanto esseri umani che convivono in spazi fisici e vitali limitrofi, quanto piuttosto nel valorizzare consapevolmente le reciproche unicità. Che uomo e donna siano diversi è innegabile. Ma entrambi, proprio nelle loro diversità, nelle loro peculiarità, sarebbero complementari. Privilegiare l’una o l’altra parte (provocando di rimando solo violenza e presunzione) significa per entrambi perdere sempre qualcosa. Di buono, di utile, di prezioso, ma anche di difficile da gestire, è vero. E per questo penso valga la pena combattere, soprattutto di questi tempi incasinati. Ricomporre il puzzle delle reciproche unicità, che non si isolano a vicenda ma insieme creano e si sostengono l’un l’altra… Quale fantastico disegno verrà così a risanarsi?

Detto ciò, anche se con pò di ritardo, buona Festa dell’8Marzo.


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