Innamorati

Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.
Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l’un l’altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia…
Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

(Pablo Neruda)

Buona festa degli innamorati a tutti quelli che scelgono di amare così, non perché hanno bisogno dell’altro per non sentirsi soli, ma perché nella gioia e nella fatica scelgono di volersi mettere in gioco alla pari.

Ti amo Ivano.

Vaso con crepe d'oro

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L’attesa

Basta poco perché cose che prima non erano un problema il giorno dopo lo diventino. La pretesa di dimostrarsi più forti di ciò che ci capita e la paura che scaturisce dalla sensazione di non riuscire a difendersi altrimenti completano l’opera.

Oggi io respiro e aspetto. Piango un po’, ma cerco di non fuggire. E osservo con fiducia, duellando con i pensieri, il mio cuore che attende. E respira. E crede.

La tentazione di voltare lo sguardo, di nascondersi in un cantuccio al sicuro è forte. Sapevo che non poteva essere oro tutto quel che luccicava, ma non cederò alle lusinghe della recriminazione né della commiserazione. Sono lì dove volevo essere, la strada è stata lunga e non è ancora finita, l’orizzonte mi guarda con la sua infinitudine e mi ricorda la volontà con la quale mi sono incamminata.

Il giorno lascia il posto alla notte e la notte a sua volta finisce in un nuovo giorno. Ed io non so. Muoverò alla fine un passo. In quale direzione? Ancora non so. Nel frattempo sto. Respirando.

Questo quello che so: piccoli passi possibili, senza fretta, senza paura. Anche se camminerò da sola.

ultimo abbraccio


Il cuore

<<Quando un cuore si spezza, non ricresce più.

Assomiglia a un enorme vetro colorato che va in mille pezzi, e non si può più rimettere insieme. Almeno non come prima. Puoi polverizzare i frammenti e farne un unico mucchio, ma questo non fa di loro una finestra. I cuori infranti non si guariscono e non si riparano.

Quando una metà muore, anche l’altra ne soffre. In questo modo, hai il doppio del dolore e la metà di tutto il resto…>>
( C. Martin )

Questa citazione mi fa provare una profonda tristezza e non credo proprio che sia sempre così, perché per chi ha fede Dio, come il mastro vetraio, fonde nuovamente i frammenti e lo rimodella più bello e scintillante di prima, ma bisogna essere disposti ad accettare che non esiste riparazione né c’è guarigione senza metamorfosi, senza cambiamento, senza un nuovo plasmare:

il cuore vecchio deve lasciare spazio ad un cuore nuovo.


Se avessimo una vita in più…


A volte prima di dormire…
Le parole di questa canzone mi fanno sorridere ancora un pò.


A cena con gli Ottomani

Tranquilli, purtroppo non ho trovato un Tardis e iniziato a viaggiare nel tempo, andando a fare quattro passi tra le mura delle Mille e una notte, ma in un certo senso odori e sapori sono capaci di portarci altrove, in altri luoghi e altri tempi ed è per questo che ho deciso di partecipare a questo originale contest culinario dedicato alla magia d’Oriente in cucina!

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La ricetta che ho scelto – le regole erano: ispirata appunto dalla cucina ottomana e possibilmente usare il caffè come ingrediente – è una personalissima variazione su un dolce turco molto apprezzato fin dall’antichità, una vera e propria delizia: le caramelle!

Anche se quelle turche somigliano più alle nostre gelatine – con la differenza che all’interno vi veniva spesso inserita della frutta secca – la caratteritica fondamentale infatti è proprio quella di essere morbidissime, perchè pare che il pasticcere alla Corte imperiale di Istanbul, Ali Muhiddin Hacý Bekir, fosse così dispiaciuto di sentire il sultano lamentarsi per i propri denti dolenti a causa della durezza delle caramelle che, a partire da una ricetta più antica a base di melassa, miele e acqua, ha realizzato quelle che poi sarebbero diventate famose in tutto il mondo come “Turkish delight” o “Lokum” (…agli amanti delle Cronache di Narnia dovrebbero suonare piuttosto familiari ^_^).

Delizie al caffè

Ma basta ciance, ecco la mia ricetta per queste DELIZIE al CAFFE’ e NOCI:

INGREDIENTI
(per una ventina di bon-bon)

per lo sciroppo:
200 gr zucchero
90 gr acqua
1 cucchiano di succo di limone

35 gr amido di mais
1 cucchiaino di lievito
170 ml acqua e caffè *
8 gherigli di noce
zucchero a velo e amido di mais q.b.

*sul caffè è questione di gusto, quanto forte volete che risulti, io questa volta ho usato un caffè molto lungo, all’americana per intenderci, ma personalmente la prossima volta lo preparerò con quello d’orzo che mi piace di più (i puristi non inorridiscano troppo ^_^)

PREPARAZIONE
Preparate il caffè e mettete da parte a raffreddare.

Mettere in un pentolino lo zucchero con l’acqua e il limone e girare per favorire lo scoglimento, mettere su fuoco medio-basso e lasciare bollire (non giratelo più, se dovete saggiare la consistenza togliete dal fuoco e aspettate qualche minuto poi usate un cucchiaio di legno) per circa un’oretta, cmq fino a quando la consistenza non sarà abbastanza densa.

A parte in un altro tegame più grande mettere l’amido di mais, il lievito e versate a filo il caffè allungato girando con una frusta fino a sciogliere tutti i grumi, mettete su fuoco medio e fate addensare (ci vorranno circa 10 minuti).

Preparazione

Aggiungete lo sciroppo al composto con l’amido di mais e il caffè e lasciatelo sobbollire sul fornello a fuoco basso, girando di tanto in tanto, per circa 90 minuti, quando il composto tenderà a staccarsi dalle pareti del pentolino vuol dire che è pronto.

Levato il pentolino dal fuoco, avrete preparato una teglia con della carta da forno leggermente spennellata d’olio (usate un olio poco saporito, tipo di semi per evitare che si senta in seguito), a questo punto potete fare due cose: prendere subito le noci spezzettarle e aggiungerle al composto mescolando e poi mettere tutto nella teglia oppure mettere prima il composto nella teglia e poi inserire i gherigli di noce il più interi possibile e più ordinatamente nel composto. Io ho scelto la prima opzione.

Preparazione

Lasciate raffreddare a temperatura ambiente, presumibilmente tutta la notte (se lo preparate di sera come ha fatto la sottoscritta). Il giorno dopo quindi sformare il tutto e tagliare a pezzettini che andranno immediatamente rotolati nello zucchero a velo con l’aggiunta di un pò di amido di mais e riposti in un contenitore anch’esso con un fondo di zucchero a velo all’interno. Bon-bon appetito!

Preparazione


Step by step

Resoconto del secondo di una serie di incontri, dedicato alla riscoperta della Bellezza e del Corpo nella propria storia personale, organizzato dalle Suore Francescane dei Poveri a Vermicino, scritto a quattro mani con un’altra steppista per la pubblicazione sul sito del convento.

***

E’ venerdì sera e il fiume di automobili sulla Tuscolana si muove placido verso i castelli, chi torna dal lavoro e chi si avvia alla solita serata in fraschetta. Ma lungo la strada, poco prima di Frascati nella frazione di Vermicino, sconosciuto ai più c’è un piccolo Paese delle Meraviglie. E la tana del Bianconiglio che ne consente l’accesso è situata proprio presso Casetta Nova.

Se non ci credete, potete chiederlo alle altre ragazze che come me durante un piovoso weekend di gennaio si sono avventurate passo dopo passo alla scoperta di questo paese tutto al femminile, tra le mani solo una boccetta con la sua elettrizzante etichetta scritta a caratteri iridescenti “In un corpo da abitare”.

Sicuramente non è un paese molto popolato – solo in 9 a questo giro pronte per l’avventura – ma conserva storie molto profonde da raccontare e pullula di creature meravigliose ed ha un Re che è un Padre buono e amorevole come non ne esistono altri nell’universo.

“Volti. Alcuni nuovi, alcuni noti, alcuni appena incrociati. Eppure tutte nello stesso luogo. Non sarà un caso, penso. Si arriva con la curiosità, l’impazienza e l’attesa… Il tema dell’incontro lo si conosce e un po’ si teme per quello che si dirà, che si farà… “ racconta Sara, che dalla Valle Reatina ci ha portato un po’ delle orme di S.Francesco nei suoi passi. “Mettersi in gioco con il corpo coinvolgendosi completamente, porta con sé un po’ di pudore, di vergogna… Timore dell’altra. Eppure tutto è stato così naturale. Così semplice, così bello: così buono. Il corpo non è una prigione, il corpo è un dono: offre un modo nuovo di glorificare Chi l’ha creato. Ognuna di noi è diversa, ognuna è unica, ognuna è speciale. Ognuna risplende di una bellezza che è solo sua.”

Abbiamo riflettuto sulla parole della donna del Cantico dei Cantici, per specchiarci nelle sue stesse parole ed emozioni, scoprendo la nostra bellezza nonostante qualche neo che portiamo in noi.

Abbiamo imparato a parlare con il corpo, a sentire l’altra con gli occhi chiusi, con il tatto.

Abbiamo imparato a colorare la nostra tela, la nostra vita, e abbiamo scoperto che con i nostri colori possiamo colorare la tela dell’altro, entrare nella sua vita a modo nostro.

Abbiamo imparato che possiamo appoggiarci l’una all’altra, farci forza insieme.

Abbiamo imparato che si può pregare con il corpo, annullando le distanze tra noi e la Sua Parola facendo sì che le nostre emozioni ci aiutino a rivolgerci a Lui come creature che di Lui hanno bisogno.

“Ritrovarsi ad ascoltare ad occhi chiusi la voce della Parola come se fosse rivolta proprio a me, io protagonista di quella stessa Parola che tante altre volte in chiesa abbiamo ascoltato, è un’esperienza esaltante e terrificante insieme” confessa Giulia, l’ultima arrivata – ma amorevolmente attesa anche se in ritardo – tra le novelle Alice di questo Paese delle Meraviglie. “Pian piano la finzione diventa realtà e il buio degli occhi rivela l’angolo più profondo dell’animo a cui Dio sussurra e le mani che si muovono a tentoni incontrano davvero la forza e la dolcezza del Padre che viene per consolare tutte quelle lacrime. Ma è stato un pianto liberatorio, necessario per fare spazio al riflesso di quella bellezza imperfetta ma fiera che troppe volte ho paura di guardare e lasciare che sia vista.”

Ed è così che si è concluso il viaggio: riflesse le une negli occhi delle altre abbiamo attraversato lo specchio di Alice per tornare alla vita di tutti giorni rafforzate dalla certezza che la Bellezza della Donna di cui noi siamo una piccola – polemicamente troppo esigua a volte – rappresentanza abbia bisogno di essere rivelata, prima ancora che agli occhi del mondo che purtroppo non è più capace di scorgerla oltre la mera esteriorità, proprio a noi stesse e per poter essere con fiducia davanti a quell’Amore che ogni giorno ci sussurra… “Bruna sei, ma Bella ed Io ti Amo così.”

Thomas Salliot<


Time Lord

Meanwhile in the T.A.R.D.I.S.

Past Tense.
The 9th Doctor… Fantastic!

The 10th Doctor… Allons-y!
Past Perfect.

My beloved doctors.


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