Il cuore

<<Quando un cuore si spezza, non ricresce più.

Assomiglia a un enorme vetro colorato che va in mille pezzi, e non si può più rimettere insieme. Almeno non come prima. Puoi polverizzare i frammenti e farne un unico mucchio, ma questo non fa di loro una finestra. I cuori infranti non si guariscono e non si riparano.

Quando una metà muore, anche l’altra ne soffre. In questo modo, hai il doppio del dolore e la metà di tutto il resto…>>
( C. Martin )

Questa citazione mi fa provare una profonda tristezza e non credo proprio che sia sempre così, perché per chi ha fede Dio, come il mastro vetraio, fonde nuovamente i frammenti e lo rimodella più bello e scintillante di prima, ma bisogna essere disposti ad accettare che non esiste riparazione né c’è guarigione senza metamorfosi, senza cambiamento, senza un nuovo plasmare:

il cuore vecchio deve lasciare spazio ad un cuore nuovo.

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Se avessimo una vita in più…


A volte prima di dormire…
Le parole di questa canzone mi fanno sorridere ancora un pò.


A cena con gli Ottomani

Tranquilli, purtroppo non ho trovato un Tardis e iniziato a viaggiare nel tempo, andando a fare quattro passi tra le mura delle Mille e una notte, ma in un certo senso odori e sapori sono capaci di portarci altrove, in altri luoghi e altri tempi ed è per questo che ho deciso di partecipare a questo originale contest culinario dedicato alla magia d’Oriente in cucina!

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La ricetta che ho scelto – le regole erano: ispirata appunto dalla cucina ottomana e possibilmente usare il caffè come ingrediente – è una personalissima variazione su un dolce turco molto apprezzato fin dall’antichità, una vera e propria delizia: le caramelle!

Anche se quelle turche somigliano più alle nostre gelatine – con la differenza che all’interno vi veniva spesso inserita della frutta secca – la caratteritica fondamentale infatti è proprio quella di essere morbidissime, perchè pare che il pasticcere alla Corte imperiale di Istanbul, Ali Muhiddin Hacý Bekir, fosse così dispiaciuto di sentire il sultano lamentarsi per i propri denti dolenti a causa della durezza delle caramelle che, a partire da una ricetta più antica a base di melassa, miele e acqua, ha realizzato quelle che poi sarebbero diventate famose in tutto il mondo come “Turkish delight” o “Lokum” (…agli amanti delle Cronache di Narnia dovrebbero suonare piuttosto familiari ^_^).

Delizie al caffè

Ma basta ciance, ecco la mia ricetta per queste DELIZIE al CAFFE’ e NOCI:

INGREDIENTI
(per una ventina di bon-bon)

per lo sciroppo:
200 gr zucchero
90 gr acqua
1 cucchiano di succo di limone

35 gr amido di mais
1 cucchiaino di lievito
170 ml acqua e caffè *
8 gherigli di noce
zucchero a velo e amido di mais q.b.

*sul caffè è questione di gusto, quanto forte volete che risulti, io questa volta ho usato un caffè molto lungo, all’americana per intenderci, ma personalmente la prossima volta lo preparerò con quello d’orzo che mi piace di più (i puristi non inorridiscano troppo ^_^)

PREPARAZIONE
Preparate il caffè e mettete da parte a raffreddare.

Mettere in un pentolino lo zucchero con l’acqua e il limone e girare per favorire lo scoglimento, mettere su fuoco medio-basso e lasciare bollire (non giratelo più, se dovete saggiare la consistenza togliete dal fuoco e aspettate qualche minuto poi usate un cucchiaio di legno) per circa un’oretta, cmq fino a quando la consistenza non sarà abbastanza densa.

A parte in un altro tegame più grande mettere l’amido di mais, il lievito e versate a filo il caffè allungato girando con una frusta fino a sciogliere tutti i grumi, mettete su fuoco medio e fate addensare (ci vorranno circa 10 minuti).

Preparazione

Aggiungete lo sciroppo al composto con l’amido di mais e il caffè e lasciatelo sobbollire sul fornello a fuoco basso, girando di tanto in tanto, per circa 90 minuti, quando il composto tenderà a staccarsi dalle pareti del pentolino vuol dire che è pronto.

Levato il pentolino dal fuoco, avrete preparato una teglia con della carta da forno leggermente spennellata d’olio (usate un olio poco saporito, tipo di semi per evitare che si senta in seguito), a questo punto potete fare due cose: prendere subito le noci spezzettarle e aggiungerle al composto mescolando e poi mettere tutto nella teglia oppure mettere prima il composto nella teglia e poi inserire i gherigli di noce il più interi possibile e più ordinatamente nel composto. Io ho scelto la prima opzione.

Preparazione

Lasciate raffreddare a temperatura ambiente, presumibilmente tutta la notte (se lo preparate di sera come ha fatto la sottoscritta). Il giorno dopo quindi sformare il tutto e tagliare a pezzettini che andranno immediatamente rotolati nello zucchero a velo con l’aggiunta di un pò di amido di mais e riposti in un contenitore anch’esso con un fondo di zucchero a velo all’interno. Bon-bon appetito!

Preparazione


Step by step

Resoconto del secondo di una serie di incontri, dedicato alla riscoperta della Bellezza e del Corpo nella propria storia personale, organizzato dalle Suore Francescane dei Poveri a Vermicino, scritto a quattro mani con un’altra steppista per la pubblicazione sul sito del convento.

***

E’ venerdì sera e il fiume di automobili sulla Tuscolana si muove placido verso i castelli, chi torna dal lavoro e chi si avvia alla solita serata in fraschetta. Ma lungo la strada, poco prima di Frascati nella frazione di Vermicino, sconosciuto ai più c’è un piccolo Paese delle Meraviglie. E la tana del Bianconiglio che ne consente l’accesso è situata proprio presso Casetta Nova.

Se non ci credete, potete chiederlo alle altre ragazze che come me durante un piovoso weekend di gennaio si sono avventurate passo dopo passo alla scoperta di questo paese tutto al femminile, tra le mani solo una boccetta con la sua elettrizzante etichetta scritta a caratteri iridescenti “In un corpo da abitare”.

Sicuramente non è un paese molto popolato – solo in 9 a questo giro pronte per l’avventura – ma conserva storie molto profonde da raccontare e pullula di creature meravigliose ed ha un Re che è un Padre buono e amorevole come non ne esistono altri nell’universo.

“Volti. Alcuni nuovi, alcuni noti, alcuni appena incrociati. Eppure tutte nello stesso luogo. Non sarà un caso, penso. Si arriva con la curiosità, l’impazienza e l’attesa… Il tema dell’incontro lo si conosce e un po’ si teme per quello che si dirà, che si farà… “ racconta Sara, che dalla Valle Reatina ci ha portato un po’ delle orme di S.Francesco nei suoi passi. “Mettersi in gioco con il corpo coinvolgendosi completamente, porta con sé un po’ di pudore, di vergogna… Timore dell’altra. Eppure tutto è stato così naturale. Così semplice, così bello: così buono. Il corpo non è una prigione, il corpo è un dono: offre un modo nuovo di glorificare Chi l’ha creato. Ognuna di noi è diversa, ognuna è unica, ognuna è speciale. Ognuna risplende di una bellezza che è solo sua.”

Abbiamo riflettuto sulla parole della donna del Cantico dei Cantici, per specchiarci nelle sue stesse parole ed emozioni, scoprendo la nostra bellezza nonostante qualche neo che portiamo in noi.

Abbiamo imparato a parlare con il corpo, a sentire l’altra con gli occhi chiusi, con il tatto.

Abbiamo imparato a colorare la nostra tela, la nostra vita, e abbiamo scoperto che con i nostri colori possiamo colorare la tela dell’altro, entrare nella sua vita a modo nostro.

Abbiamo imparato che possiamo appoggiarci l’una all’altra, farci forza insieme.

Abbiamo imparato che si può pregare con il corpo, annullando le distanze tra noi e la Sua Parola facendo sì che le nostre emozioni ci aiutino a rivolgerci a Lui come creature che di Lui hanno bisogno.

“Ritrovarsi ad ascoltare ad occhi chiusi la voce della Parola come se fosse rivolta proprio a me, io protagonista di quella stessa Parola che tante altre volte in chiesa abbiamo ascoltato, è un’esperienza esaltante e terrificante insieme” confessa Giulia, l’ultima arrivata – ma amorevolmente attesa anche se in ritardo – tra le novelle Alice di questo Paese delle Meraviglie. “Pian piano la finzione diventa realtà e il buio degli occhi rivela l’angolo più profondo dell’animo a cui Dio sussurra e le mani che si muovono a tentoni incontrano davvero la forza e la dolcezza del Padre che viene per consolare tutte quelle lacrime. Ma è stato un pianto liberatorio, necessario per fare spazio al riflesso di quella bellezza imperfetta ma fiera che troppe volte ho paura di guardare e lasciare che sia vista.”

Ed è così che si è concluso il viaggio: riflesse le une negli occhi delle altre abbiamo attraversato lo specchio di Alice per tornare alla vita di tutti giorni rafforzate dalla certezza che la Bellezza della Donna di cui noi siamo una piccola – polemicamente troppo esigua a volte – rappresentanza abbia bisogno di essere rivelata, prima ancora che agli occhi del mondo che purtroppo non è più capace di scorgerla oltre la mera esteriorità, proprio a noi stesse e per poter essere con fiducia davanti a quell’Amore che ogni giorno ci sussurra… “Bruna sei, ma Bella ed Io ti Amo così.”

Thomas Salliot<


Time Lord

Meanwhile in the T.A.R.D.I.S.

Past Tense.
The 9th Doctor… Fantastic!

The 10th Doctor… Allons-y!
Past Perfect.

My beloved doctors.


“Approved!” E la macchia svanisce…

Cosa fate quando in lavatrice un indumento colorato stinge e vi lascia gli altri capi pieni di chiazze colorate?

Non disperate! Io ho provato a rimediare ed ha funzionato con un insolito procedimento decisamente fai da te e biologico.

Premessa: il capo che ha stinto era un maglione di viscosa viola e gli indumenti che ha danneggiato e che sono riuscita a recuperare erano di cotone chiari  invece, macchiati per lo più a chiazze di colore intenso ma non uniformi e di piccola grandezza. Questo per dire che non so se con altri tessuti (tipo lana o delicati) o con forme di colorazioni più estese funziona efficacemente.

 INGREDIENTI:

  • acqua calda
  • bicarbonato
  • foglie di alloro

PEOCEDIMENTO:

Riempite una bacinella con acqua calda (non bollente) scioglieteci  tre cucchiai abbondanti di bicarbonato, aggiungete una dozzina di foglie di alloro intere (io le ho prese dalla siepe dei giardinetti vicino casa non avendole trovate dal fruttivendolo, e non scherzo… mi sono aggirata in maniera a dir poco sospetta vicino alle siepi per capire se fossero di alloro o meno XD) e lasciate ammollo coprendo la bacinella con un foglio di pellicola trasparente per  14-16 ore, dopodichè lavare subito in lavatrice come fareste di solito.

Dopo l’ammollo le macchie più intense si dovrebbero essere attenuate, mentre gli aloni di colore dovrebbero essere pressoché scomparsi, mi raccomando non disperate, il bicarbonato e l’alloro ammorbidiscono le macchie in modo che con il lavaggio il vostro bucato risulterà salvato!

Mi auguro che non abbiate mai bisogno di questo rimedio ovviamente, ma nel caso direi che è… just approved! ^_^

ADDENDUM: ottima per tentare al primo colpo di sbiancare una macchia di colore o per insistere su quelle più resistenti dopo l’ammollo di cui sopra (purchè il capo sia bianco o cmq di cotone) è l’ ACQUA OSSIGENATA versata direttamente sulla macchia e lasciata agire una decina di minuti prima di risciacquare, ho avuto risultati strabilianti!


“Approved!” La cottura del riso

 

Alla base di tutte le mie ricette con il riso, cambiano gli ingredienti cambia la provenienza del riso, ma il tipo di cottura che utilizzo è sempre la stessa. E non è quella classica ovviamente. Non bollisco il riso né lo cuocio come si fa il risotto all’italiana. Sfrutto il vapore con la tecnica del riso pilaf!

Mio fratello che non conosceva questo metodo è rimasto molto colpito dalla velocità della cottura e dal gusto del risultato. Sono infatti queste le ragioni per cui lo cuocio così, è facile, ci metto poco e la consistenza del riso è sufficientemente cremosa senza essere pastosa.

Passiamo ora alla spiegazione tecnica della versione base.

  • Pesate o calcolate la quantità di riso che volete cuocere e segnatevela.
  • Preparante un tegame, un pentolino, una casseruola: l’importante è che i bordi non siano troppo bassi (quindi no padelle classiche), che il fondo sia antiaderente (no ceramica o acciaio che si appiccica e rischia di bruciarsi sotto) e che abbiate un coperchio che vi permetta di chiudere bene il tegame.
  • A parte pesate l’acqua necessaria secondo la seguente formula: il doppio del peso del riso più un po’.

NB. Quel “un po’” non è per fare l’imprecisa ma è che può variare a seconda del riso che utilizzate, perché alcuni tipi hanno bisogno di un po’ più d’acqua altri meno. Nella mia esperienza

– riso PARBOILED o BASMATI: [(GR riso x 2)+1/5 GR riso]

– riso THAI: [(GR riso x 2)+ metà GR riso]

  • Mettete un goccio di olio o burro e un pizzico di sale o un pezzetto di dado per chi lo vuole più saporito e se volete una spezia (pepe, curry, zafferano… dipenderà dalla ricetta).
  • A fuoco medio appena caldo aggiungete il riso e fate rosolare due minuti girando il riso per farlo insaporire.
  • Aggiungete poi l’acqua al riso rosolato, amalgamate girando il tutto, coprite con il coperchio e abbassate il fuoco al minimo su un fornello medio/piccolo, mi raccomando il fuoco deve essere basso altrimenti il liquido si potrebbe asciugare tutto prima della cottura del riso.

Il calore cuocerà il riso facendogli assorbire l’acqua, è questo il trucco, il tempo che il liquido venga assorbito dal riso varia tra i 10 e i 15 minuti, cmq le prime volte verso l’8 minuto potete aprire il coperchio per controllare il grado di cottura del riso (assaggiandolo), ma se c’è la giusta quantità d’acqua il riso verrà perfetto. Scegliete poi voi il vostro grado di “asciugatura” del riso preferita.

MODALITA’ PER LE VARIANTI

Ferma restando la ricetta base tutte le varianti seguono lo stesso schema:

  • se c’è da utilizzare il succo di qualcosa (arancia, limone, soia) si aggiunge all’acqua (la concetrazione a cui lo faccio io è metà e metà)
  • se c’è da aggiungere verdura fresca prima cuocio al dente la verdura in padella anche per insaporirla e poi la aggiungo a metà cottura del riso; la frutta invece può essere aggiunta a crudo a metà cottura
  • il formaggio si aggiunge alla fine per mantecare, stando attenti a togliere il riso dal fuoco prima che si asciughi troppo (come nel risotto all’italiana).

Sperando – nel tentativo di essere esaustiva – di non averla fatta più difficile di quello che realmente è… cmq la lyricetta del risotto al vapore è just approved! ^_^


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