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Gli eredi

Lungi da me considerare le parole di mr.Elkann giustificabili o innocue, tuttavia anch’esse hanno un fondo di verità. Certo dette dal rampollo erede degli Agnelli suonano un tantino pretestuose ma anche io dal basso della mia condizione di comune mortale trentenne non posso fare a meno di notare tra le generazioni più giovani una tendenza (perdonatemi il francesismo) al fancazzismo quando si tratta di rispondere ma concretamente alla domanda “cosa voglio fare da grande?” Le idee sono belle finchè muovono all’azione ma sempre più spesso i nostri ragazzi restano invischiati nell’eterno rimandare di prendere alcuna decisione, di correre alcun rischio e sono pienamente d’accordo che buona parte della responsabilità è di quegli adulti che non li lasciano realmente liberi di sbagliare, l’autonomia si costruisce con la fiducia di lasciar andare, nel caso dei giovani italiani di avere genitori (mamme in particolare ahimè) che si mordano la lingua e leghino le mani alla tentazione di trattenere e proteggere e aspettare… cosa dico io, che sia troppo tardi? I bamboccioni non nascono già così, vengono coltivati come la pianta che nasce da un seme, la società tutta è responsabile di troppa protezione, troppi interessi, poche possibilità reali anche di essere costretti a sporcarsi le mani. Stiamo perdendo le tradizioni ciò che ci ha reso famosi nel mondo, l’artigianato e la manodopera perché “pare brutto che mio figlio debba andare a bottega, molto meglio condizionarlo a studiare legge, un avvocato in famiglia fa sempre comodo”. E’ la mentalità provinciale che caratterizza la società civile italiana ad aver fatto i danni più grossi: i soldi e prima ancora un attimo di fama valgono più di mille passioni, mi si accappona la pelle quando sento dire alle bambine (con accanto madri vestite esattamente uguali che annuiscono compiaciute) “io da grande voglio fare la velina”….
Tutto questo, a partire dalle parole inopportune di quegli imprenditori, dovrebbe farci riflettere su che tipo di società civile stiamo vivendo e perpetuando. Forse sarebbe ora di cominciare a rimboccarci le maniche e risparmiare il fiato.


E nel mio piccolo?

Stasera ho visto una trasmissione su Raiuno, di stampo giornalistico, d’inchiesta. Brevi servizi su situazioni di disagio o fuori dagli schemi, filmate in giro per questa nostra Italia, in zone di mare, da nord a sud… Ben realizzata perchè ha raggiunto lo scopo principe del sano giornalismo, non mi ha solo “informato”, mi ha fatto riflettere.
Spesso penso alla beneficenza che potrei fare se vincessi i 100 mila euro del superenalotto, ma stasera mi sono chiesta, forse come fosse la scoperta dell’acqua calda: e nel mio piccolo invece cosa avrei già potuto fare? Anche senza i troppi soldi di una vincita miliardaria, senza le telecamere della tv e senza i mezzi potenti di chissachì… ma solo con le mie mani e le possibilità date dalla mia fantasiosa iniziativa o dall’adesione a iniziative già in corso d’opera.
E’ il mio tempo la vera ricchezza. Decidere di spendere una parte del mio tempo anche per questo genere di cose. Davvero un pensiero riposto in sordina… Eppure di entusiasmo ne avrei da vendere (chi mi conosce lo sa ^_^).

Tra le iniziative già rodate e più realistiche c’è quella di rendere il mondo un posto meno sporco, andando in giro per le spiagge d’Italia assieme ai volontari di Legambiente, per pulirle dalla mondezza che individui incivili – quindi ahimè un pò tutti direi – rendono luride. E non solo quelle molti italiani (mi spiace ma no, gli stranieri proprio no in questo caso, sono davvero pochi altri popoli che hanno così poca considerazione della cura dell’ambiente che ci circonda, urbano e rurale che sia!). Io davvero questa cosa non la capisco, ma la verità è che dev’essere un difetto culturale e di conseguenza davvero duro ad estirparsi, cioè perchè gli italiani considerino in maniera così assurda ciò che è definibile come “pubblico”… Un bene pubblico, dall’etimologia della parola che è latina vuol dire “che appartiene a tutto il popolo”,  di TUTTI: quindi di cui tutti dovrebbero curarsi. NON invece come facciamo noi italiani “di NESSUNO”, per cui tutti possono sentirsi autorizzarti a fregarsene, a fare il bello e il cattivo tempo con quei beni o ancora peggio a pensare “Beh se è MIO allora ne faccio quello che mi pare!”
No, caro il mio cafoncello, hai scordato una parolina: è ANCHE tuo, quindi devi rispettarlo perchè non sei l’unico che ne usufruisce!!

Di fronte ad una mentalità del genere non mi stupisce che siamo, tra le altre cose, al primo posto fra i turisti che negli alberghi si riportano a casa anche i portaceneri degli stessi (oltre a shampoo, saponette, addirittura qualcuno gli asciugamani se sono belli…) – cose che non ci appartengono in alcun modo, faccio notare – perchè crediamo che il solo fatto di aver pagato per quella stanza e che quegli oggetti sono a nostra disposizione – in verità per un tempo limitato – ci autorizza ad appropriarcene in maniera indebita e irrispettosa.

Cmq da domani raccolta differenziata. Lo so, una goccia nel mare di questi tempi di scandali della mondezza… ma il mare è pur sempre, anche per quanto “inquinate”, fatto di gocce! ^_^

 


Mode

… che speriamo passino!
Questo sarà il mio primo post di natura leggermente polemica ^^

Sto andando in giro questi giorni un pò per regali e un pò per saldi e sono davvero arrabbiata.
Una volta quando entravi in un certo genere di negozi, almeno quelli col marchio (tipo Sisley, Benetton, Stefanel, Mango, Zara etc) la presenza dei commessi a volte anche troppo gentili che quasi ti dispiace fargli capire che non comprerai nulla ma stai solo guardando per il momento era ripagata dal fatto che venivi davvero aiutato, coccolato e consigliato…

Oggi non solo la moda impone che tutti i negozi anche di marchi diversi abbiano le stesse cose, ma all’interno della stessa catena guai a desiderare un modello o un colore di un capo che non sia quello in negozio, perchè se no col cavolo che te lo ordinano, che lo fanno venire da un altro punto vendita, proprio che esista in qualche magazzino una rimanenza che accontenti anche il cliente indeciso, o dell’ultimo minuto, o semplicemente che non è sempre al passo con i tempi della moda!!
E’ ridicolo e omologante, immotivatamente fastidioso direi.


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